Interviste

In questa sezione gli allievi e i diplomati dell'iW-Istituto Winnicott Corso di Psicoterapia Psicoanalitica del Bambino, dell'Adolescente e della Coppia (ASNE-SIPsIA) parlano della loro esperienza.

Le interviste sono state raccolte da Giuiana Bruno e sono riportate con il consenso degli intervistati ad apparire in questa rubrica del sito. 

A. R. 32 anni, Bari

XXIII Corso

1) Quali valutazioni ha fatto per scegliere il nostro Corso?

Sono giunta alla scelta del Corso iW Asne-SiPsIA partendo dall’esplorazione delle scuole di specializzazione, presenti in Italia, il cui modello e indirizzo formativo fosse quello psicoanalitico, in particolar modo rivolto all’infanzia e all’adolescenza. Tra i vari corsi presenti in Italia, quello proposto dall’Asne-SiPsIA mi ha colpito certamente per il fatto di rappresentare uno dei più antichi Corsi di Psicoterapia Psicoanalitica in Italia, riconosciuto dal Miur, e che potesse vantare una storia e delle origini importanti. Il Corso  iW Asne-SiPsIA, fin da subito, si è mostrato con un’identità precisa e rigorosa; rigoroso per ciò che concerne l’organizzazione dei corsi, e quindi chiarezza del programma di formazione e negli obiettivi del corso, la disponibilità della segreteria Didattica e dei Docenti, la presenza di programmi didattici e scientifici chiari, l’impostazione didattica clinico-teorica fin dal primo anno. Non meno importante è stato il poter constatare la lunga storia dell’attività scientifica del Corso, con i numerosi convegni nazionali e internazionali, seminari, giornate di studio, pubblicazioni e contributi scientifici, collaborazioni con personaggi importanti nel panorama Psicoanalitico dell’infanzia, e non solo.

2)  Le sembra fino ad ora di aver trovato risposta  adeguata alle sue aspettative riguardo la qualità della formazione, il rapporto con i docenti e con i colleghi di studio?

Assolutamente si, credo di potermi ritenere certamente soddisfatta per ciò che riguarda la qualità della formazione, è indubbio che il più grande pregio di questo Corso sia proprio quello di riuscire a fornire una base solida di conoscenze e competenze, di nozioni teoriche e esperienze cliniche; una base su cui poi, certamente, ciascuno deve continuare a lavorare, a studiare per costruire il proprio personale modo di lavorare, rimanendo fedele al rigore del modello di appartenenza. Il rapporto con i docenti non è valutabile se non in modo soggettivo, nella mia esperienza, ho quasi sempre trovato grande disponibilità da parte dei docenti. Quanto ai rapporti con i colleghi di studio, la mia condizione di fuori-sede non mi ha reso possibile la costruzione di uno spazio lavorativo condiviso con altri colleghi, sebbene lo avessi desiderato; la frequenza delle lezioni, la condivisione di esperienze cliniche, delle letture, dello studio, delle difficoltà, delle soddisfazioni, delle esperienze personali, etc. hanno permesso di far nascere delle grandi amicizie e delle grandi “collaborazioni intellettuali” anche a grande distanza.

3) Quali le difficoltà?

La mia più grande difficoltà è stata legata al fatto di essere fuori-sede, e quindi di dover viaggiare settimanalmente per poter frequentare le lezioni, portare i casi in supervisione, seguire convegni o giornate di studio, etc.; è richiesta, in ogni caso, grande flessibilità di orari e disponibilità a spostamenti.

4) Cosa si sentirebbe di dire a chi sta scegliendo ora la  scuola di specializzazione?

Nella mia opinione, la scelta di una Scuola di Specializzazione deve partire, prima di tutto, dal domandare a se stessi se c’è la passione per quello che si sta per scegliere; se   c’è la passione allora si è pronti, almeno per iniziare, poi il resto si vedrà; senza, soprattutto per una scuola di specializzazione con questo orientamento, può essere davvero dura, anche solo per l’inevitabile messa in gioco di sé e l’impegno emotivo molto profondi che comporta. La scelta deve, per quanto possibile, non essere guidata dalle prospettive economiche di guadagno future, questa scuola richiede tanti sforzi e sacrifici ai quali però possono far fronte davvero tante soddisfazioni personali, non sempre e non subito, remunerative.

 

S. T. 41 anni  Corato  (Bari)

XXIII Corso

1) Quali valutazioni ha fatto per scegliere il nostro Corso?

Innanzitutto, la decisione di spostarmi dalla Puglia per il training formativo è stata quasi obbligata, dal momento che il mio interesse personale mi orientava verso un ambito di studi psicodinamici/psicoanalitici, per cui altre proposte formative, quali Scuole Cognitiviste, Sistemico-Relazionali o anche Psicoanalitiche di Gruppo, chiaramente non risultavano soddisfacenti. Nello specifico, da tempo avevo maturato un forte interesse e una grande curiosità per il lavoro terapeutico con i soggetti in età evolutiva e questo, più di ogni altra cosa, ha poi indirizzato la mia scelta. E’ seguita poi una fase di esplorazione, suffragata anche da informazioni e consigli ricevuti da psicoterapeuti/psicoanalisti che da tempo conoscevano la realtà romana, e che mi hanno indirizzato verso tale scelta. Infine, alcuni nomi di prestigio afferenti all’ASNE-SIPsIA e di cui avevo letto dei  lavori, hanno contribuito alla decisione finale

2)  Le sembra fino ad ora  di aver trovato risposta  adeguata alle sue aspettative riguardo la qualità della formazione, il rapporto con i docenti e con i colleghi di studio?

Sento di poter affermare di aver trovato piena rispondenza tra le mie aspettative iniziali circa la qualità formativa offerta dalla nostra Scuola e la realtà che poi ho trovato e ho condiviso. Credo che la grandezza dell’ASNE-SIPsIA risieda nel saper trasmettere una offerta formativa a tutto tondo, capace di coniugare la ricchezza dello studio teorico con la serietà del lavoro clinico, l’attenzione alla graduale maturazione personale e professionale con l’umanizzazione delle relazioni tra allievi e docenti. Tutto questo fa del percorso formativo una profonda e positiva esperienza di vita.

3) Quali le difficoltà?

Certo, l’impegno richiesto è elevatissimo e i tempi di conclusione dell’iter formativo appaiono infiniti. In più, in un periodo storico segnato da gravi difficoltà economiche, non va sottovalutato anche questo aspetto che, purtroppo, è di per sé discriminante. Tutto questo si traduce, in alcuni momenti critici, nell’interrogarsi circa la fattibilità e la raggiungibilità di tale meta finale. Ci si ritrova così a chiedersi se mai si riuscirà ad arrivare alla fine, se mai si riuscirà a diventare dei professionisti competenti. Per fortuna si tratta di momenti!

Un ulteriore punto problematico della nostra formazione consiste, credo, nella spendibilità concreta del nostro titolo nel mondo del lavoro. Come sappiamo l’approccio psicoanalitico soffre, oggi più che in passato, di un profondo declassamento presso l’opinione pubblica indirizzata verso altre forme di intervento terapeutico. Viviamo, al termine della formazione, una sorta di scollamento tra quello che sentiamo di poter offrire e quello che invece vediamo cercare altrove. Ci è richiesto, dunque, di reagire a questo andamento attivando una creatività interna nuova e innovatrice, pur fondata su stabili basi teoriche e cliniche. Ci è richiesto di intraprendere nuovi percorsi, sperimentare nuove strade, avventurarci in zone inesplorate, certi di avere un equipaggiamento tale da consentirci di uscire allo scoperto, anche fuori dai nostri accoglienti studi privati. 

4) Cosa si sentirebbe di dire a chi sta scegliendo ora la  scuola di specializzazione?

 La formazione presso l’Istituto Winnicott, ASNE-SIPsIA, è una formazione di altissimo livello che richiede una dedizione allo studio e alla clinica costante e direi assoluta, ma che permette, alla fine, di divenire psicoterapeuti stabili e competenti, capaci di muoversi nelle molteplici declinazioni di una richiesta di aiuto in continua evoluzione.  

 

 A. T. 33 anni, Roma

 XX° corso  neodiplomata

1) Quali valutazioni ha fatto per scegliere il nostro Corso?

 Dopo l'Università mi sono ritrovata a frequentare come tirocinante un reparto di  neuropsicologia di Via Dei Sabelli, dove ho “finalmente” iniziato a vedere bambini, facendo valutazioni psicodiagnostiche, attraverso colloqui e test. Mi interrogavo spesso su cosa avrei fatto dopo. L'unica certezza era quella di voler lavorare con i bambini, gli adolescenti, i genitori. Ma non sapevo ancora come. Mi sono avvicinata al Corso, lavorando li a Via Dei Sabelli, provando a vedere se quello che presentava poteva corrispondere al mio desiderio di occuparmi di bambini, qualcosa però che sentivo che doveva andare oltre i test, oltre una valutazione neuropsicologica. E leggendo il programma del Corso ho capito che potevo intraprendere quella strada, facendomi guidare dalla mia motivazione a conoscere e scoprire il mondo dei bambini e del loro ambiente.

2) Le sembra fino ad ora   di aver trovato risposta adeguata alle sue aspettative riguardo la qualità della formazione, il rapporto con i docenti e con i colleghi di studio?

 All'inizio sicuramente mi sono sentita spiazzata. Frequentare i corsi è stata una ricchezza che ho scoperto strada facendo. Inizialmente ero spaventata dalla qualità della formazione dei docenti. Progressivamente, studiando e mettendomi nella condizione favorevole di “apprendere” senza pensare di dover sapere tutto e subito, ho apprezzato molto la scuola, il rapporto con i docenti che mano a mano è diventato sempre più un arricchimento non solo per la mia formazione ma anche per mia la crescita individuale, personale. Chiaramente non è possibile costruire legami con tutti, ma credo che ci siano dei “buoni incontri” che si possano fare all'interno delle relazioni con docenti e colleghi, a seconda delle proprie caratteristiche ed esigenze.

3) Quali le difficoltà?

 Le difficoltà? Prima di tutto il poter tenere insieme lo studio, il tirocinio, l'analisi e tutte quelle strade che si aprono all'interno di un corso così specializzato. In secondo luogo trovare i casi per il diploma. La scuola dà la possibilità di iscriversi ad un Centro Clinico dove poter fare esperienza e dove poter trovare casi per raggiungere il diploma. E' una ricchezza ed una possibilità che non tutte le scuole hanno. Nonostante ciò bisogna impegnarsi molto per trovare dei casi che possano soddisfare le richieste della scuola. Credo però, almeno per la mia esperienza, che l'impegno, la motivazione, l'entusiasmo, la voglia di imparare possano permettere di raggiungere gli obiettivi in un tempo “giusto” per approdare al tanto amato diploma di specializzazione.

4) Cosa si sentirebbe di dire a chi sta scegliendo ora la  scuola di specializzazione?

 É una domanda difficile. Il primo consiglio è quello di scegliere una scuola che sia davvero una specializzazione, che possa quindi renderti “unico” in questo mondo della psicoterapia. Il secondo è di riflettere sul fatto che prima di poter lavorare con i bambini, è importante lavorare su se stessi e quindi intraprendere un percorso di analisi personale, senza la quale, questo lavoro non si può fare. Il terzo consiglio è di scegliere questa scuola, perchè permette di fare un salto di qualità, a partire chiaramente dal proprio impegno e dalla propria motivazione.

Volete sapere anche se tornassi indietro cosa farei?Beh senza alcun dubbio, mi iscriverei al Corso ASNE-SIPsIA!!!

 

F.E. 35 anni, Roma, XX Corso neodiplomata

1) Quali valutazioni ha fatto per scegliere il  nostro Corso?

Poco prima di laurearmi in psicologia clinica, non avevo ancora ben chiara nella mia mente quale sarebbe stata la strada che avrei intrapreso in seguito: sono uscita con due certezze – che avrei voluto lavorare con bambini e adolescenti e che mi sarei specializzata – ed un piccolo pregiudizio riguardo la psicoanalisi, di cui gli anni di corso universitario mi avevano dato una visione non solo limitata, ma anche un po’ “datata”. Il pregiudizio si è sciolto rapidamente durante l’ultimo anno di università, quando ho iniziato l’analisi personale con un analista della SPI ed ho avuto una visione più personale, profonda e “attuale” delle potenzialità terapeutiche di questo approccio. Una certa caparbietà e un pizzico di fortuna mi hanno poi portato al tirocinio post-lauream in Via dei Sabelli, dove sono venuta a conoscenza dell’esistenza di questo corso di specializzazione (per quanto il tirocinio fosse in un reparto di stampo più neuropsicologico, che poco aveva a che fare con il corso stesso; ad onor del vero, però, anche in un ambito di questo tipo ho avuto la fortuna di incontrare persone capaci, aperte e generose, che hanno consigliato e sostenuto la mia successiva scelta). Incuriosita, ho preso contatti con la segreteria, letto il programma, riconosciuto i nomi di alcuni docenti che avevo sentito in qualche convegno e discusso con il mio analista di questa possibilità.

Gli insegnamenti e gli insegnanti, oltre alla possibilità di continuare a svolgere attività clinica attraverso il tirocinio in un posto che ho amato e amo molto come Via dei Sabelli hanno determinato la mia scelta finale.

2) Le sembra fino ad ora  di aver trovato risposta  adeguata alle sue aspettative riguardo la qualità della formazione, il rapporto con i docenti e con i colleghi di studio?

Credo di potermi dire complessivamente soddisfatta della mia scelta: ritengo che questo corso sia di ottimo livello, con una gestione e un corpo docenti che si caratterizzano prima di tutto per la notevole “serietà” e onestà professionale, oltre che per le ottime competenze teoriche e cliniche. Il mio rapporto con i docenti è maturato nel tempo, soprattutto attraverso una conoscenza più diretta ed esclusiva durante le supervisioni private e attraverso la partecipazione alle attività del Centro clinico della Sipsia “Tana libera tutti” e alle attività scientifiche organizzate dal corso e dalla Sipsia. Ottimo il rapporto con i colleghi, soprattutto quelli di corso, sebbene la rete più “allargata” di contatti e collaborazioni si sia creata soprattutto durante il tirocinio in Istituto e la partecipazione al centro clinico (rete che ritengo il centro vitale del nostro lavoro, sia nell’ambito più stretto della clinica, che in quello più ampio dello studio e dell’aggiornamento teorico).

3) Quali le difficoltà?

Le difficoltà maggiori le ho incontrate soprattutto all’inizio: le richieste del Corso mi sono apparse molto “alte” – l’analisi personale a tre sedute settimanali; la partecipazione ai corsi e lo studio di argomenti che spesso ho trovato davvero ostici, forse anche perchè, personalmente, non avevo una base di conoscenza a cui poggiarmi (grande critica, questa, che muovo alla facoltà di psicologia e all’organizzazione dei piani di studio) e perché inizialmente la teoria resta un po’ avulsa dalla clinica, che invece integra e aiuta la comprensione in un modo incredibile; il tirocinio. Un po’ spaventata (e a tratti anche arrabbiata) mi sono lanciata ed ho constatato che, andando avanti, le cose diventano, forse non più semplici, ma più chiare e più soddisfacenti: la lunga e faticosa semina iniziale, pian piano comincia a dare i suoi frutti e credo che – a parità di investimento personale – ci sia molto da raccogliere. Ultima, ma non meno importante, difficoltà da menzionare è la ricerca dei casi per il diploma, soprattutto considerando le difficoltà economiche e sociali di questo momento storico del nostro paese e, ahimè, di quel pregiudizio di cui psicoterapeuti e psicoanalisti sono ancora vittime, seppur, a mio avviso, non sempre “incolpevoli”.

4) Cosa si sentirebbe di dire a chi sta scegliendo ora la scuola di specializzazione?

Mi sento di poter consigliare questo corso a chi sta scegliendo la scuola di specializzazione, ma di farlo dopo aver ponderato bene le richieste e la propria disponibilità (in termini di tempo, motivazione, spirito di sacrificio, economia) a farvi fronte. La mia personale esperienza mi porta a dire che al di là dell’ottimo livello del corso, di cui ho già parlato, quello che un corso di specializzazione davvero può offrire è proporzionale all’investimento (a volte davvero di grande sacrificio) che ogni allievo è disposto a fare.

Più in generale, consiglio a tutti di intraprendere – a prescindere - un percorso di analisi personale (con un analista qualificato!), fonte di prezioso aiuto, sostegno e ricchezza, sia personale che professionale e di scegliere, comunque, il percorso di specializzazione che sentono più “affine”. Sottolineo la parola “scegliere”, che per me significa correre il rischio di intraprendere una strada piuttosto che lasciare che l’incertezza e la paura di sbagliare spingano a scuole “tuttologhe” che di fatto non aiutano ad imparare questo mestiere.

 

M.R. 44 anni, Roma - III anno

 1) Quali valutazioni ha fatto per scegliere il  nostro Corso?

Avevo lavorato per più di 10 anni come psicologa in una azienda multinazionale, e sentivo il bisogno di tornare ad una professione che includesse l’emozionalità e la valorizzazione delle potenzialità inespresse della persona. Così, tornata alla mia vocazione originaria per la psicologia clinica, mi sono indirizzata verso una scuola che avesse come  obiettivo quello di rendere le persone un po’ più libere e capaci di “amare e di lavorare”, secondo il modello psicoanalitico. Che non cercasse scorciatoie, ma che partisse dalla conoscenza di se stessi, per poter conoscere gli altri. Volevo inoltre poter sviluppare un punto di osservazione che non guardasse  esclusivamente all’individuo, ma alla persona (bambino, adolescente, adulto, genitore, coppia) nel suo  sistema di relazioni, immersa fin dai primi istanti di vita in comunicazione con l’altro.

Era inoltre importante per me infine avere la possibilità di mantenere una finestra sullo scenario internazionale: desideravo che la mia formazione si arricchisse di contributi di personalità autorevoli nel panorama scientifico globale e nella ricerca psicoanalitica.  

Il corso ASNE SIPsiA aveva tutti questi requisiti.

2) Le sembra fino ad ora di aver trovato risposta  adeguata alle sue aspettative riguardo la qualità della formazione, il rapporto con i docenti e con i colleghi di studio?

Ho trovato un ambiente molto stimolante: docenti  appassionati e generosi nel trasferire esperienze e conoscenze,  incoraggianti nel supportare gli allievi in un percorso di formazione che richiede impegno. Nella loro molteplice diversità di stili personali  e di approccio rappresentano senz’altro modelli cui guardare e con cui confrontarsi in un processo di mutuo scambio, che si nutre della disponibilità a mettersi in gioco e a considerare se stessi e le proprie capacità di pensiero come uno degli strumenti principali di lavoro. In questa stessa accezione il piccolo gruppo di colleghi con cui frequento i seminari costituisce una risorsa importantissima. E’ caratterizzato da intelligenze  diverse,  diverse provenienze geografiche ed esperienze professionali, diverse età. Ma soprattutto dal senso dell’umorismo, che come diceva Freud è  un modo di “conseguir piacere mediante l’attività intellettuale” . In due parole: siamo un bellissimo gruppo.

3) Quali le difficoltà?

Il corso è impegnativo perché prevede molte attività contemporaneamente. Studi teorici, tirocinio, analisi personale e dal terzo anno l’attività clinica. Conciliare tutto non è facile, soprattutto per chi, come me ha dei figli in età scolare.  Ma resto convinta che sia  indispensabile lavorare allo stesso tempo su teoria, tecnica e clinica per la costruzione di questo ruolo. Se poi si ha il sacro fuoco della vocazione, tutto diventa più facile.

4) Cosa si sentirebbe di dire a chi sta scegliendo ora la  scuola di specializzazione?

Di non cercare vie più brevi o  semplificazioni. Per diventare degli psicoterapeuti minimamente capaci è indispensabile  acquisire strumenti per comprendere la complessità delle cose, dei fenomeni, per tenere insieme le contraddizioni e le ambiguità. E questo obiettivo lo si ottiene con il tempo e attraverso un percorso che accompagni anche la crescita personale.


L. I., Roma, 34 anni neodiplomata

Quali valutazioni ha fatto per scegliere il  nostro Corso?

La scelta del Corso di specializzazione è maturata in primis nella mia stanza di analisi; ho potuto toccare con mano l’efficacia del trattamento analitico, la corrispondenza tra il mio modo di sentire e lo strumento analitico. In passato nutrivo una sorta di pregiudizio nei confronti della formazione analitica, credo correlato anche alla limitata possibilità di approfondimento avuta durante il corso universitario.

Per lo svolgimento della tesi di laurea e il tirocinio post-laurea ho frequentato un reparto di Neuropsicologia dell’età evolutiva, in cui è maturato il desiderio di approfondire la formazione in età evolutiva. Prima di intraprendere il mio percorso analitico ero fortemente orientata nella scelta di una scuola di formazione ad orientamento cognitivo-comportamentale. Nel tempo ho iniziato ad interrogarmi sulla condizione psichica dei bambini con disturbi del linguaggio o dell’apprendimento che avevo modo di osservare.

Il desiderio e l’esigenza di conoscere le basi psichiche dell’apprendimento e del linguaggio sono diventati sempre più intensi.

Ho iniziato  a sentire che tutte le funzioni dell’Io dovevano poggiarsi su qualcosa di più profondo, quello che stavo contattando nel mio percorso analitico.

Ho così partecipato ad un convegno organizzato dalla nostra Scuola; dopo aver raccolto informazioni e impressioni da alcuni colleghi che già avevano iniziato il corso, ho deciso  di provare, sicuramente sollecitata anche dal programma di formazione e dalla consistente esperienza dei docenti. Dopo l’inizio dei seminari del primo anno ho avuto la conferma di aver scelto un percorso di formazione interiore profonda e di qualità elevata, sia dal punto di vista teorico che clinico, che mi permetteva di mettere a fuoco in modo più completo la realtà interna ed esterna dei bambini.

 

Le sembra fino ad ora   di aver trovato risposta  adeguata alle sue aspettative riguardo la qualità della formazione, il rapporto con i docenti e con i colleghi di studio?

Nel tempo sono riuscita ad assaporare un senso di pienezza, di soddisfazione.

È un percorso lungo e intenso che richiede un consistente investimento da diversi punti di vista. È stato importante per me sentirmi progressivamente parte sempre più attiva del gruppo di formazione (colleghi e docenti) e non spettatore, costruire e alimentare tale investimento coltivando i legami; credo che l’appartenenza ad una rete sia fondamentale, perché si possano aprire anche opportunità di lavoro, in modo che via via si sviluppi creativamente la propria professione.

 

Quali le difficoltà?

All’inizio ho fatto fatica ad accettare quella che mi risuonava per alcuni aspetti come una sorta di imposizione: le tre sedute sia per l’analisi personale sia nel trattamento di casi clinici; solo sperimentando su di me l’efficacia del trattamento analitico intenso e anche sui pazienti ho potuto cogliere la validità interna ed esterna di questo approccio.

I tempi sono lunghi per portare a compimento la formazione, così come ingenti le risorse interne ed esterne da attivare (penso agli spostamenti quotidiani tra analisi, supervisioni e lavoro e al tempo serale per la scrittura e lo studio).

Sento tuttavia che per sostenere l’evoluzione e l’integrazione nell’altro attraverso la psicoterapia non ci sia altra strada che quella di un lungo e rigoroso percorso che riguardi in primis noi come terapeuti.

 

Cosa si sentirebbe di dire a chi sta scegliendo ora la  scuola di specializzazione?

Ritengo che sia importante scegliere ciò in cui ci si riconosce di più. Comprensibilmente  siamo tentati di seguire i percorsi che appaiono più lineari, veloci e facilmente fruibili. Questo credo che spieghi la diffusione di metodi terapeutici di cui viene dichiarata un’efficacia quasi tempestiva e con un tempo di intervento limitato, stabilito quasi a priori. Sono convinta che una scelta di qualità di questo tipo porti i suoi frutti nel tempo (lo dimostra che la maggior parte delle persone diplomate nella nostra scuola hanno la possibilità di lavorare).

Credo che sia importante anche provare ad assaporare la corrispondenza tra ciò che uno sente nella propria vita e ciò che viene proposto dai docenti tramite gli autori di riferimento (Winnicott, Freud).

L’augurio è di compiere una scelta formativa che corrisponda sostanzialmente a ciò che uno cerca per sé. Solo realizzando questo si può essere strumento di cura per coloro che incontriamo.

 

 

 

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